Tratto dal libro "Dai Mondi Invisibili"
di GIOVANNI BORTOLI
Da ciò che
è stato esposto fino ad ora, possiamo desumere che, ai fini
dell'ampliamento della coscienza individuale attraverso le molteplici
incarnazioni, esiste un trinomio indissolubile: legge di evoluzione, di
reincarnazione, di causa ed effetto o karma. Appare così chiaramente che
la vita dell'uomo non è un collaudo del suo spirito, ma una vera e
propria nascita spirituale.
L'uomo non è provato per vedere se resiste alla lusinga del male, oppure per vedere se la sua fede è solida, ma ha delle esperienze affinché nasca spiritualmente; per questo il problema della libertà individuale è - per ovvi motivi - centrale ad una visione evoluzionistica e karmica dell'umana esistenza e valido come tale, poiché non ogni evento della nostra vita è univocamente prestabilito, visto che rimangono, nel corso evolutivo di ognuno, degli spazi vuoti, dei momenti in cui l'individuo, svincolato dalla legge di causa ed effetto, sceglie la sua azione sui diversi piani (azione, desiderio, pensiero); scelta che, come si vedrà, sia pur restando di ugual peso evolutivo, conosce gradi diversi di ampiezza e perciò, potremmo dire, diverse qualità.
Il perno
centrale, su cui poggia l'impostazione data in queste pagine al problema
della libertà, sta nel principio, conosciuto tanto dalla tradizione
filosofica occidentale quanto da quella orientale, per cui lo "spazio"
di libertà in cui ogni individuo si muove, cresce in misura direttamente
proporzionale al suo grado di conoscenza. Si tratta qui, evidentemente,
non di una conoscenza intellettuale, ma di un'"acquisizione di
coscienza", il cui momento qualificante non è dato da una
"manipolazione" di concetti. Tale manipolazione - tuttavia - può non
mancare, ed anzi spesso è necessaria, se non altro per organizzare in un
discorso compiuto, l'esperienza morale e renderla così oggettiva e
comunicabile. Ritornando al momento qualificante, esso è dato da
un'intima ed immediata tensione dell'animo verso ciò che, al suo stadio
attuale di maturazione e di consapevolezza, si presenta come
intrinsecamente "buono".
Da ciò
consegue che la crescita morale dell'individuo lo rende libero non
perché lo pone nelle condizioni di volere e fare qualunque cosa, bensì
perché lo sospinge sempre di più verso ciò che alla sua coscienza si
rivela come ideale di "bene", in tendenziale armonia con il fine d'amore
che regola l'universo. Rivelazione che, evidentemente, si fa sempre più
ampia, ricca e complessa - ed allo stesso tempo, semplice, immediata - a
mano a mano che l'individuo progredisce nel suo cammino evolutivo.
E questa
evoluzione dell'individuo, questo ampliamento della sua coscienza, si
attua anche indipendentemente da una sua specifica e cosciente volontà
di progredire (si può forse dire che una volontà latente ed inconscia di
progresso è in qualche misura sempre presente in ognuno). Il che
significa che l'individuo tende sempre e comunque a farsi più libero ed
in ciò risiede la ragion d'essere di una sdrammatizzazione e
semplificazione del problema della libertà, la quale - è bene chiarirlo
subito - riguarda il problema della libertà solo nei suoi termini
teorici di fondo, senza perciò nulla togliere alle difficoltà e
inquietudini del momento individuale e concreto della scelta che, per
ciascuno, avviene "qui" ed "ora".
* * *
Prima di
affrontare questo ponderoso argomento è opportuno dire subito che il
problema della libertà individuale non risulta così assillante. Infatti
le leggi cosmiche sono infrante sia che l'uomo agisca di spontanea
volontà, sia sotto un'influenza.
A
coloro che sono abituati a pensare
in termini di responsabilità, verrà istintiva una domanda: "L'uomo,
allora, ha colpa di ciò che compie nell'ignoranza e nella coercizione?".
Per rispondere a questo interrogativo, occorre tenere sempre presente il
principio che l'esistenza dell'uomo non è una riabilitazione, non è una
prova atta a stabilire se debba meritare un premio o un castigo, ma è
una nascita vera e propria. Infrangendo, consapevolmente o no,
liberamente o coercitivamente le leggi cosmiche, l'uomo subirà degli
effetti, avrà delle esperienze le quali allargheranno in lui la
coscienza e ne determineranno la nascita spirituale. Il dolore che
l'uomo incontra non è il castigo di una colpa commessa, ma l'ultimo
rimedio al quale si è costretti a ricorrere per fargli comprendere una
Verità.
Premesso
ciò, il problema del libero arbitrio cade, ma è pure sempre
interessante conoscere in quale misura l'uomo è libero, e di quale tipo
è questa libertà.
Non
occorre criticare coloro che affermano la libertà assoluta degli uomini:
che ciò non sia è più che evidente. L'uomo, o l'individuo, sarebbe
assolutamente libero nella scelta se questa si maturasse in un'atmosfera
di vuoto assoluto, oppure in un'atmosfera nella quale l'Assoluto è
egualmente presente; ma il nulla assoluto non esiste, quindi rimane
valida la seconda condizione: è assolutamente libero chi ha raggiunto la
massima evoluzione, chi ha presente il Tutto con eguale intensità. Per
l'uomo, quindi, non è il caso di parlare di libertà assoluta. La libertà
dell'uomo è relativa e cresce proporzionalmente all'evoluzione. Ciò è
logico: infatti, se un individuo poco evoluto avesse una grande libertà,
moverebbe tante cause che lo soffocherebbero, mentre - essendo la
libertà proporzionale all'evoluzione, e cioè alla coscienza - esiste un
controllo naturale che restringe il campo di azione degli inevoluti in
modo che questi possono muovere solo tante cause da non restare
soffocati.
Ma dire
chela libertà dell'uomo non è assoluta, non significa che l'uomo non
abbia alcuna libertà.
Libertà
assoluta vuol dire assenza di ogni e qualunque limitazione, come assenza
di libertà vuol dire assoluta coercizione. Fra questi due estremi è
compresa la libertà dell'individuo dal suo manifestarsi nel piano fisico
come cristallo, all'apice della sua evoluzione come superuomo.
Non solo,
ma se esaminiamo la libertà di un uomo di media evoluzione, vediamo che
esiste egualmente questa scala data da:
1) Azioni
che egli compie (o subisce) irrevocabilmente per karma, cioè per gli
effetti delle cause che egli ha mosse in precedenti incarnazioni
(assenza di libertà).
2) Azioni
che egli compie per sua libertà relativa, per le quali la scelta è stata
influenzata da una necessità (libertà spuria).
3) Azioni
che egli compie, sempre nell'ambito della sua libertà relativa, ma al di
fuori di qualunque influenza (libertà pura).
Libertà
pura, naturalmente, non vuol dire assoluta.
Per essere
assolutamente libero, l'uomo - come prima è stato detto - non dovrebbe
subire alcuna influenza in tutte le decisioni da prendersi, mentre la
libertà pura si riflette in una, o poco più, decisioni prese al di fuori
delle influenze. Solo nell'uomo massimamente evoluto la libertà pura si
identifica con la libertà assoluta, in quanto tutte le decisioni sono
prese al di fuori di ogni influenza.
Riassumendo: la libertà in genere è la possibilità che ha l'individuo di
mettere in atto certi suoi proponimenti. Questa libertà può essere
goduta in misura diversa, cioè essere assoluta o relativa.
La libertà
è sempre un attributo in quanto non esiste in modo a sé stante. La
libertà è una conseguenza dell'evoluzione; quanto più l'individuo è
evoluto, tanto più è libero. La legge di evoluzione, invece esiste in
modo a sé stante. La libertà è un attributo dell'evoluzione. E'
assolutamente libero chi non patisce di alcuna limitazione.
Le
limitazioni possono essere di ordine intimo: mancanza di capacità;
oppure di ordine esterno: impedimenti alla realizzazione di un
proponimento. Ad esempio: si può avere la capacità di scrivere un
romanzo, ma non avere il tempo per farlo (limitazione esterna).
La misura
della libertà si determina nell'attimo in cui l'individuo si propone di
fare qualcosa.
Ad
esempio: fino a che non ci si proporrà di volare non si determinerà la
limitazione che sorge dal non avere questa possibilità
L'assenza
di desiderio rende l'individuo indeterminatamente libero. Assenza di
limitazione significa anche non essere sottoposti ad alcuna influenza.
Tale condizione si realizza in due soluzioni: l'una negativa, l'altra
positiva; cioè è assolutamente libero l'individuo che è posto in un
ambiente interiore ed esteriore di vuoto assoluto, o l'individuo che ha
presente, con eguale intensità, il Tutto.
Il libero
arbitrio, quindi, non esiste in modo assoluto per l'uomo, in quanto egli
è influenzato da innumerevoli fattori d'ordine intimo ed esterno. L'uomo
ha un libero arbitrio relativo, in quanto gode di una libertà relativa.
Il fatto che l'uomo sia sottoposto ad alcune influenze e limitazioni,
non vuol dire che l'uomo sia privo di ogni e qualsiasi libertà, bensì
che l'uomo non gode della libertà assoluta.
Totale
assenza di libertà, significa assoluta coercizione. Quindi, nell'assenza
di libertà non si può parlare di semplici (o complesse) influenze che
volgono l'individuo ad un'azione, ma addirittura di fattori coattivi che
non lasciano possibilità di scelta.
E' facile
capire che l'uomo non gode di una libertà assoluta; la libertà relativa
di cui gode l'uomo gli concede un certa gamma di azioni e la possibilità
di realizzare alcuni suoi proponimenti, ma ciò non vuol dire che i
proponimenti che l'uomo può attuare nascano in un'atmosfera di libertà,
perché possono essere dettati da certe necessità. In questo caso l'uomo
ha solo la libertà di soddisfare la necessità che ha dettato il
proponimento, ma il proponimento non è frutto della sua libertà. Quindi
essendovi inoltre proponimenti che l'uomo non può attuare, nonostante la
sua necessità (assenza di libertà in quel senso), e proponimenti che non
sono frutto di alcuna necessità, ma frutto di un'intima libertà
individuale, occorre distinguere così:
- Libertà
relativa che si divide in:
1) libertà
pura: ed è quella libertà nell'ambito della quale le azioni non sono
determinate né da influenze esteriori, né da necessità;
2) libertà
spuria: ed è la possibilità di attuare o soddisfare certi desideri o
necessità.
- Assenza
di libertà, che si distingue in:
1)
parziale, quando solo un certo numero di azioni è predestinato;
2) totale,
quando ogni e qualsiasi evento dell'esistenza è preordinato nei minimi
particolari (ad esempio, il processo di cristallizzazione, prima
manifestazione di vita).
Che cos'è
quindi libertà? Per libertà deve intendersi assenza di limitazioni: uomo
libero è quindi colui che è al di fuori di ogni influenza, che non ha
necessità alcuna, che non conosce limitazione alcuna, che può fare tutto
quello che vuole.
La libertà
cresce con l'evoluzione dell'individuo, è quindi relativa a questa;
quando l'individuo ha raggiunto il massimo dell'evoluzione, gode della
più ampia libertà.
Tuttavia
l'individuo evoluto non compie certe azioni; si può allora considerare
questi limitato? No, dal momento che libertà significa poter compiere
tutto quello che si vuole; l'individuo evoluto non vuole compiere quelle
azioni; sarebbe limitato nel momento che dovesse compierle, perché
allora farebbe qualcosa contro il suo sentire.
Se poi
certe azioni si "dovessero" compiere, egli le vorrebbe.
L'individuo evoluto quindi è limitato al proprio sentire, al proprio
essere, in altre parole a se stesso. Ora essere limitati a se stessi
significa non essere liberi?
Per
l'individuo non evoluto sì, perché se anche potesse fare tutto quello
che può desiderare o pensare o sentire, vi potrebbero essere altri
pensieri, desideri, sentimenti, azioni oltre quelli che egli ha.
Ma
l'individuo che ha raggiunto la massima evoluzione, essendo questi
consapevolmente uno col Tutto, si identifica con l'Assoluto e, quindi,
il suo sentire è illimitato come l'essere; allora - laddove non vi è
limitazione alcuna - vi è assoluta libertà.
Disegnata
così a grandi tratti quale sia la condizione di libertà dell'individuo
giunto ad un alto livello di evoluzione, viene spontaneo volgere lo
sguardo alla nostra attuale condizione ed esaminarla più specificamente
alla luce dell'impostazione generale del problema. Si tratta, più
precisamente, di vedere quali siano i margini di libertà, entro cui già
ora possiamo operare per favorire il nostro cammino evolutivo:
"Se si
vuole avere un'idea chiara di quale libertà di arbitrio possono
usufruire le creature, si deve paragonare l'entità che organizza la
forma più semplice di vita (il cristallo) ad un'equazione di primo
grado, in cui una sola è la soluzione; le entità superiori a questa ad
equazione di grado superiore al primo, fino a giungere a Dio-Assoluto,
paragonato ad un'equazione di grado infinito in cui infinite solo le
soluzioni. La libertà è rappresentata dalle soluzioni disponibili".
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